Aldo Montano: l’ultima stoccata di una leggenda viva

Livorno, 18 novembre 1978. Qui nasce Aldo Montano, erede diretto di una dinastia di schermidori che ha fatto la storia del Circolo Scherma Fides e della scherma italiana. Figlio di Mario Aldo Montano e nipote di Aldo senior, Aldo jr cresce immerso in un ambiente dove la sciabola non è solo un’arma: è patrimonio, spirito, identità.

Una carriera segnata dal talento… e dalla pressione

All’inizio, come spesso accade nelle famiglie leggendarie, c’è la sfida: non essere soltanto l’erede, ma esserlo con autentica grandezza. Aldo Montano prende il fioretto, lo studia, poi decide che la sciabola è la sua strada – non solo perché era quella dei suoi padri e dei suoi zii, ma perché sente che è lì che può dare di più.

l primo grande trionfo arriva ad Atene 2004: è oro individuale nella sciabola, in una finale al cardiopalma contro lo ungherese Zsolt Nemcsik, conclusasi 15-14, dove Aldo supera anche momenti difficili fisicamente (un crampo) per conquistare la gloria. Nella stessa Olimpiade porta a casa anche l’argento a squadre, confermando che può essere protagonista sia da solo sia con gli altri.

Costanza, colpi di scena e medaglie: il palmarès che non molla

Da allora, Aldo ha difeso la sciabola contro il tempo, contro gli infortuni e contro le aspettative. Cinque Olimpiadi disputate (2004, 2008, 2012, 2016, 2020), con medaglie in ciascuna: oro, argento, più bronzi a squadre.

Ai Mondiali ha conquistato titoli pesanti: oro individuale nel 2011 a Catania, medaglie sia individuali che a squadre in varie edizioni, dimostrando che la sua era agonistica non è stata breve, ma lunga e ricca. Anche agli Europei e ai Giochi del Mediterraneo ha lasciato segni: medaglie d’oro e piazzamenti importanti, confermando che anche quando le luci sono su altri sport, lui resta protagonista.

Oltre la pedana: personaggio, simbolo, Fides

Aldo non è solo risultati. È presenza: il nome Montano è un marchio, ma lui l’ha vissuto con autenticità. Ha affrontato sogni, dubbi, dolori fisici (una spalla che gli dà problemi, la pressione della lunga carriera), sfide personali e mediatiche. Eppure è rimasto in pedana. Ha rappresentato il valore del Circolo che non si arrende, che non smette di inseguire l’eccellenza. 

Nelle sue parole emerge sempre il legame con Livorno, con la famiglia, con la storia del Fides: non è mai stato solo un atleta, ma testimone di una tradizione che ha vinto tante medaglie, ma ha soprattutto costruito una cultura. Quando eravamo bambini, dice, “non ho mai pensato di scegliere”; la scherma è entrata nella sua vita come eredità, ma anche come scelta, come responsabilità verso chi è venuto prima e chi verrà dopo.

L’ultima stoccata? Forse. Ma resta il mito

Alle Olimpiadi di Tokyo 2020, già nei suoi quaranta, conquista l’argento nella sciabola a squadre: una conferma che il tempo può logorare i muscoli ma non il carattere, che l’esperienza pesa sul podio.

Con la sua carriera, Aldo Montano junior ha portato il Fides ai vertici mondiali ancora una volta. Ha aggiunto un capitolo moderno alla saga dei Montano, mostrando che la leggenda può continuare non solo nei ricordi, ma nella vita reale, nelle stoccate, nelle medaglie conquistate con la fatica e con la passione.